Chi sono
Siciliano di ritorno, per scelta.

Per una coincidenza sono nato a Gallarate, in provincia di Varese: mio padre, insegnante, era entrato di ruolo al Nord e mia madre, incinta di me, lo aveva seguito. La mia prima migrazione è durata nemmeno due anni.
Poi la Sicilia ha fatto il suo corso, e sono cresciuto tra Campobello di Licata — il mio paese — e Giardina Gallotti, la frazione di Agrigento dei miei nonni, dove ho passato tutte le estati.
Radici
È stata un'adolescenza piena: undici anni di scout AGESCI, rappresentanza studentesca, tutti i lavori stagionali possibili. A dodici anni ho fondato la mia prima associazione, Campobello Giovani; più tardi è arrivata una radio locale sulla scia di Peppino Impastato, Radio Shot. Negli sport ero un disastro, ma a furia di leggere tutti i Geronimo Stilton della biblioteca mi ero guadagnato il titolo di «miglior lettore del paese».
Sì, giravo con la Kefiah. Sì, Peppino era il mio eroe. Sì, avevo un blog.
Torino, la scoperta
Dopo il Liceo Classico cercavo qualcosa che tenesse insieme le mille cose che mi interessavano: la comunicazione, le costruzioni, perfino la chimica — il mio prof era convinto fosse la mia strada. Ho incrociato le parole chiave su Google e ho trovato «Ingegneria dei mezzi di comunicazione, Politecnico di Torino». Così sono finito a Torino, in un corso da oltre quattrocento studenti, il novanta per cento del Sud. (Il prof di Chimica si sbagliava.)
A Torino ho iniziato a lavorare dal primo anno, costruendo piccoli siti web. Ma la cosa che mi ha cambiato è nata quasi per gioco: nel 2017, con un gruppo di colleghi universitari, ho organizzato Visionary Days, una maratona di brainstorming collettivo tra centinaia di ragazzi. Funzionò, e da lì non ci siamo più fermati.Visionary è diventato un movimento nazionale che ha coinvolto oltre centomila giovani, trasformando le loro parole in proposte concrete verso le istituzioni.

#UnoNonBasta e l'incontro con le istituzioni
Il momento più alto arrivò durante la pandemia: dopo aver denunciato che solo l'1% del PNRR aveva un impatto diretto sulle nuove generazioni, con la campagna #UnoNonBasta raccogliemmo oltre centomila firme e contribuimmo a portare quella quota al 7,5%. A inaugurare uno dei nostri eventi venne il Presidente Mattarella.

Milano, l'impresa e il viaggio
Nel frattempo lavoravo nel marketing e nella comunicazione — in Talent Garden, seguendo aperture di spazi in Italia e in Europa — e avevo fondato Plesh, una società di software partecipativi.
Poi è arrivato il momento di cambiare aria: ho lasciato Milano, ho viaggiato a lungo tra Spagna, Albania, Marocco e Turchia, e ho avviato Svolta, un percorso di orientamento per chi attraversa un momento difficile sul lavoro.
Il ritorno e Giuseppe Gatì
In mezzo a quel giro ho ricevuto una telefonata: un amico si candidava al consiglio comunale di Campobello e cercava una mano per la campagna. Non me lo sono fatto ripetere. Vedere una comunità che aveva ancora voglia di lottare, proprio a casa mia, mi ha dato una risposta che cercavo da tempo: volevo tornare in Sicilia.
C'era una storia rimasta in sospeso. Giuseppe Gatì era un mio compaesano, poco più grande di me. Negli anni in cui io decidevo se andare via o restare, lui a vent'anni scelse di rimanere come atto politico: fece il pastore e aprì un blog dal titolo netto, «Questa è la mia terra e io la difendo». Non l'ho mai conosciuto, ma seguivo i suoi scritti. Quando morì a ventidue anni in un incidente sul lavoro, sul mio diario di scuola scrissi «Oggi muore un eroe». Ai suoi funerali sentii addosso un senso di responsabilità enorme.
Quella storia è il pezzo che mi ha ricollegato a casa. Nella stessa piazza dei suoi funerali abbiamo organizzato un grande evento, «Questa è la mia terra», chiamando a raccolta siciliani e siciliane che sentivano il bisogno di guardare alla nostra terra prima che fosse troppo tardi. Da lì è nato il Centro Studi Giuseppe Gatì, che presiedo e che fa ricerca sullo spopolamento e sul diritto a restare: abbiamo iniziato con Terra di Futuro, interrogando oltre milletrecento studenti delle superiori su cosa passa loro per la testa quando decidono se partire o rimanere.

Oggi: costruire in Sicilia
In questi anni in Sicilia ho conosciuto persone con cui ho continuato a costruire. Curo la comunicazione di Isola Catania e della Fondazione Marea — la prima fondazione filantropica siciliana, che ha raccolto quasi mezzo milione di euro da donatori privati per progetti di impresa sociale dei giovani — e insegno informatica all'ITS Steve Jobs, dove nel 2025 abbiamo aperto la prima sede in provincia di Agrigento, a Canicattì.
Da tutto questo girare è nato qualcosa di più grande. Nel novembre 2025 abbiamo dato vita a PattoxRestare, un movimento di sessanta organizzazioni civiche siciliane che hanno scelto di prendere voce nelle decisioni che riguardano il futuro di questa terra. Il 29 aprile abbiamo presentato all'Assemblea Regionale Siciliana la nostra prima proposta sul lavoro. Adesso stiamo girando la Sicilia con cento eventi per raccontarla e raccogliere i volti e le istanze di chi la vive.
